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Felici...perché?

Pubblicato il 31/12/2016

“Sarà un malinconico Natale…” Mentre preparavo le valige per andare a trovare mia figlia, non ero per niente attenta a ciò che dicevano alla tivù finché non ho sentito questa frase e ho ascoltato. Spiegavano che non ci sono soldi per i regali (con relative interviste alla gente che diceva che non ci sono soldi per i regali), che il futuro si presenta quanto mai incerto (con relative conferme da parte dell’esperto di turno sul futuro incerto), che sarà un Natale malinconico, che le persone hanno gli occhi tristi (inquadratura sugli occhi tristi), e così via.
E io, per un momento, mi sono sentita assolutamente spregevole per la mia sconsiderata felicità e mi sono ritrovata a dover “ripassare” il motivo per cui ero felice. “Trascorrerò un po’ di giorni con mia figlia. E’ un motivo valido? Sono autorizzata a non essere una persona malinconica con gli occhi tristi, che si preoccupa per il futuro incerto?”. Avendo deciso che il motivo era più che valido, ho spento la tivù e sono tornata ad occuparmi dei miei bagagli.
In autostrada verso Roma c’erano code ovunque. In auto, con la radio accesa per capire da che parte passare per evitarle, apprendo che avevano iniziato a formarsi fin dal mattino per l’affollamento di un centro commerciale e che si erano poi incrementate con il passare delle ore. Ma come era possibile?!? Una folla di gente preoccupata e con gli occhi tristi andava a fare acquisti per Natale, mentre un’altra folla di gente preoccupata, con gli occhi tristi e in più incavolatissima stava in coda in autostrada.
Quasi una cosa di cui scandalizzarsi! Presumo infatti che almeno una parte della folla rimanente fosse preoccupata, con gli occhi tristi e scandalizzata. Ed è stato a questo punto che ho benedetto nel mio cuore la mia piccola grande felicità e con la mia mi sono sentita di benedire la felicità di tutti, per qualsiasi motivo questi “tutti” si sentano felici: una visita ai proprio cari, un regalo da acquistare, una festa a cui partecipare, un panettone senza canditi con le uvette con la crema ma senza liquore…a un tratto non ho trovato nessun motivo che non fosse valido per essere felici.
Credo che non ci sia niente di moralmente condannabile in una persona che si dimentichi per un momento di essere preoccupata e di avere gli occhi tristi. Ci sono molte cose che accadono nel mondo per cui mi preoccupo, molte cose per cui provo dolore, molte cose per cui mi rammarico. Ma non ritengo che sia utile né per me né per nessuno vergognarsi di essere felici, anche se al momento la felicità non riscuote gli stessi consensi che riscuote la paura.
Per quest’anno che arriva, quindi, auguro di cuore a tutti noi di avere il coraggio di coltivare la nostra felicità.
(Roberta Pagani)

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