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Aiutare chi?

Pubblicato il 08/08/2016

A giugno di ogni anno si completa un triennio della nostra Scuola di Counseling ad indirizzo sistemico-transpersonale.
Un gruppo di persone raggiunge l’obbiettivo, perseguito con molto coinvolgimento, interesse e crediamo anche divertimento (che non guasta mai!), di acquisire il titolo di “Counselor”. Alcuni di loro utilizzeranno professionalmente questo titolo, altri forse no, dal momento che fin dall’inizio hanno inteso il percorso della scuola come un’occasione per lavorare sulla propria consapevolezza, per vivere meglio le proprie relazioni personali, oppure per aggiungere strumenti in più a quelli che già hanno per svolgere il loro attuale lavoro. In ogni caso, al termine del percorso, ci auguriamo che tutti abbiano compreso e sperimentato l’importanza e la bellezza di sentirsi in grado di “aiutare”.
Si, “aiutare” tra virgolette, per sottolineare la confusione che spesso si fa attorno a questo termine. Qualche tempo fa, al GR regionale, una dottoressa spiegava che il Counselor è, come dice la parola, uno che sa dare i consigli giusti in un momento di difficoltà. Ecco…nella nostra Scuola si insegna il contrario!
Siamo convinti che chi pensa di saper dare buoni consigli stia solo cercando di creare attorno a sé ed in sé una protezione più ampia possibile per le proprie certezze. Di fronte ai tanti dubbi esistenziali che ci assalgono, cosa c’è infatti di più comodo dell’identificarsi in colui che ha la risposta giusta per ogni situazione?
In tal caso non stiamo aiutando chi sta in difficoltà, stiamo solo dando una mano a noi stessi nell’evitare di vedere le nostre paure, che preferiamo proiettare sugli altri: “quelli che hanno bisogno di consigli”.
Attraverso una formazione sia teorica che esperienziale, la nostra Scuola propone di considerare l’”aiuto” come la capacità di:
- essere innanzitutto consapevoli della propria condizione psico-fisico-emotiva, senza indossare l”abito del Counselor” per non vederla;
- essere in sintonia con il proprio ed altrui mondo interiore, nel totale rispetto dei limiti, dei valori, delle esperienze anche dolorose dell’altro;
- essere totalmente privi di giudizio sulle scelte fatte o subite da colui che si rivolge a noi e da coloro che appartengono alla sua storia personale;
- essere in grado di accompagnare con umiltà chi sta vivendo una situazione difficile e ha solo bisogno di trovare la propria risposta, non certo quella del Counselor;
In sintesi, come diceva Carl Rogers, un buon Counselor è colui che sa aiutare l’altro ad aiutarsi da sé, partendo dal fatto che siamo noi stessi quelli che per primi hanno bisogno di sapersi aiutare.
Ed è un gran bel lavoro quello di individuare le proprie risorse per poter guidare chi si rivolge a noi nella scoperta di punti di forza che magari, in un momento di vulnerabilità, non si ricordava neppure di avere.
(Mario Franchi)

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Se sei interessato all'argomento, perchè non conoscerlo più da vicino? La nostra associazione organizza ogni anno un ciclo di conferenze a tema, gratuite e con cadenza mensile. Le stesse sono aperte a tutti (associati e non), non richiedono una preventiva iscrizione e non comportano nessun vincolo per chi decide di parteciparvi.

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